Tasso mutui 2017. Si alza il tasso fisso e cresce l’appetibilità del tasso variabile.

tasso mutui 2017

Era già in previsione nel 2016 ma ora arriva la conferma. Nell’anno corrente si sta verificando un innalzamento dei tassi fissi sui mutui. In considerazione delle attuali condizioni economico-finanziarie, infatti, il tasso mutui 2017 è destinato a salire, sulla scia della nuova politica monetaria espansiva della Bce, confermata da Draghi nei mesi scorsi.

Se nel 2016 quasi i due terzi di coloro che hanno acquistato un immobile ricorrendo a un mutuo hanno optato per un più sicuro tasso fisso, mentre la percentuale di coloro che hanno voluto approfittare del momento fortunato del tasso variabile era nettamente inferiore, quest’anno la situazione potrebbe addirittura ribaltarsi.

Premesso che ogni mutuo va valutato a sé e non esiste una convenienza in assoluto in fatto di tassi di interesse dei finanziamenti, si può provare a delineare un quadro relativo alla situazione attuale.

Le previsioni sui mutui per il 2017: cresce la competitività del tasso variabile rispetto al tasso fisso

tasso mutui 2017Ma andiamo con ordine. Quali sono le previsioni riguardanti i mutui per quest’anno?

Relativamente ai tassi d’interesse, come detto, si sta verificando un rialzo dei tassi fissi.

I tassi Irs (intesi come il tasso interbancario di riferimento utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso fisso) sono risaliti – per via della crescita dell’inflazione nell’Eurozona rispetto a un anno fa – e questo ha spinto in su anche il tasso fisso applicato dalle banche.

I tassi variabili, al contrario, sono diminuiti sensibilmente nel corso degli ultimi 10 mesi, di circa lo 0,22%. Questo ha fatto sì che il differenziale tra i due tassi sia aumentato del 70% e, in conseguenza, anche il differenziale tra le due rate, a tasso fisso e a tasso variabile, è cresciuto, rendendo meno vantaggioso stipulare un mutuo a tasso fisso rispetto ad uno a tasso variabile.

Il tasso variabile diventa, dunque, più competitivo. Il fatto che lo stesso Mario Draghi abbia confermato che i tassi rimarranno bassi ancora per qualche anno incoraggia molti mutuatari a partire con un mutuo a tasso variabile, nella consapevolezza che, pur essendo destinati a salire, comunque non cresceranno in maniera esponenziale o preoccupante nel breve periodo.

Anche secondo le previsione elaborate da Morgan Stanley, difatti, il prossimo rialzo dei tassi in Eurozona è previsto per il luglio 2019.

Ancora, secondo le previsioni degli analisti, il costo di un mutuo a tasso fisso e quello di un mutuo a tasso variabile dovrebbero pareggiarsi non prima del 2021: ciò renderebbe conveniente in questo momento la scelta di un finanziamento a tasso variabile per periodi brevi di tempo, ad esempio dieci anni.

Le previsioni quindi ci dicono che con molta probabilità solo fra cinque anni l’attuale tasso variabile andrà ad eguagliare l’attuale fisso.

Quindi, ad oggi, ci si potrebbe interrogare sulla convenienza di pagare sin da subito un tasso più caro quando, al contrario, le aspettative indicano che il variabile eguaglierà l’attuale fisso solo fra cinque anni.

Una possibile alternativa: il tasso misto o con clausola CAP

La scelta tra l’uno e l’altro tasso potrebbe essere supportata anche dalla maggiore o minore propensione al rischio, in questo caso finanziario, di ciascuno di noi.

Per coloro che sono attratti dalla convenienza del tasso variabile ma hanno paura dell’incognita rappresentata dal possibile aumento nel corso degli anni di un tasso non precisamente determinato sin dall’inizio, possibile soluzione è rappresentata dalla stipulazione di un mutuo a tasso misto o a tasso variabile con CAP, prodotti che non hanno avuto larghissima diffusione ma che potrebbe essere rivalutati in questo momento storico.

Ricordiamo che i mutui a tasso misto prevedono una componente fissa di tasso e una variabile, oltre a una o più scadenze (due, cinque o dieci anni) al termine delle quali è possibile rinegoziare le condizioni iniziali, mentre i mutui a tasso variabile con CAP, impediscono al tasso variabile di raggiungere nel corso del periodo di ammortamento valori troppo elevati, prevedendo un tetto massimo non superabile.

Nel caso infatti di un mutuo di durata relativamente breve, supponiamo 10-15 anni, si può approfittare delle condizioni favorevoli del tasso variabile con l’Euribor che rimarrà probabilmente molto basso ancora qualche anno e in seguito assicurarsi un tasso fisso per la parte che riguarda il rimborso del capitale.

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